venerdì 8 maggio 2009

Cos'è il conservatorio

Il CONSERVATORIO,che cos’è?
Si fa presto a dire Conservatorio, ma…cos’è un Conservatorio?
La normativa del 5 maggio 1918 lo definisce come una struttura atta all’istruzione musicale cui accedere tramite una prova d’ammissione, come d’altronde stabilito dall’articolo 33 della nostra Costituzione che attribuisce piena autonomia a tali strutture. Per decenni si è trattato di “istituti musicali”, statali e non, con una scuola media annessa per provvedere all’obbligo scolastico: gli alunni entravano scolaretti di 10 o 11 anni e ne uscivano adulti dopo 8, 9 o anche 10 anni! Ovviamente sempre che tutto andasse per il verso giusto…
Ma qualcosa da un po’ di tempo a questa parte è cambiato. Ne sanno qualcosa anche le Accademie di Belle Arti, da sempre fiere compagne in vista di un diverso riconoscimento che tardava ad arrivare: entrambe le istituzioni richiedevano infatti di poter certificare un’istruzione universitaria ai propri alunni, da sempre considerati dai più “artisti sì! ma no di certo uomini di cultura…” E venne il riconoscimento, ed essi diventarono “Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale”. Ma cosa fare degli anomali percorsi di studio che vigevano prima della riforma? Ovvio: riformarli!
La situazione che oggi si presenta agli occhi di chi vuole intraprendere questi studi musicali è infatti diversa: non più 10 o 11 anni per iniziare, bensì un diploma di scuola secondaria superiore. Non più da 6 a 10 anni di studio, ma un regolarissimo 3+2, come stabilito dalla riforma universitaria. Certo…l’ammissione non è più facile come una volta, ma richiede una certa preparazione propedeutica, non più a carico dello Stato bensì del privato, e c’è già chi alza la voce contro questa palese privatizzazione dell’istruzione musicale.
Ma una laurea è qualcosa di diverso, è qualcosa che permette a chi la consegue di avere più dignità e più sbocchi nel mondo del lavoro, qualcosa che permette al Musicista di esser un po’ più fiero del proprio ruolo e del proprio percorso, del quale sono ormai state colmate le precedenti lacune culturali tramite l’istituzione di un più vasto assortimento di materie.
E a pieno titolo possiamo oggi definirci “artisti sì, ma anche uomini di cultura!”.

Tratto da: studenti.it

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